19 Lug il Canto delle Sirene
Che questo che vado a scrivere centri o meno con la relazione con gli animali, lo scoprirà solo chi legge e poi mette in pratica. Sarei davvero poco corretto nel proporre qualcosa che non abbia alcun senso, sebbene nel non senso, dove senso e non senso appartengono a una visione binaria, una visione degli opposti, ..nel non senso, standoci dentro, urtando con spigoli surreali e armadi dell’assurdo, ci sta che si trovi un diverso inatteso senso. Non sono stato chiaro, ma migliorerà andando leggendo e andando scrivendo.
Scrivere, rara attività, per me è sofferenza, portare fuori su carta concetti che ben galleggiano nel Mar Azzurro delle mie elucubrazioni cerebrali, mi costa da sempre una gran fatica. C’è chi soffre della sindrome della tela bianca, a me inquieta anche la potenziale dimensione di questa tela. E poi… e qui il motivo del lungo preambolo, un lungo preambolo che dissuada quasi chiunque a proseguire, è proprio la domanda che prima o poi sempre mi pongo… anzi, le domande. La prima è: cosa ho io da dire in più di altri che già lo han detto e scritto, sicuramente meglio e magari per loro anche con meno sofferenza? E la seconda domanda… chi mai avrà davvero voglia di solcare le mie righe, scorrerle una a una, soffermarsi a riflettere (se portano spunti di riflessione), pagina dopo pagina? Io per primo poi sono un pessimo lettore, ho sul comodino un secondo comodino di libri. Anche la mia gatta, per le coccole della buonanotte, faceva sempre più fatica a saltare al buio dal pavimento al comodino, perché questo periodicamente cresceva in altezza. Doppia pila di libri con precipizio in mezzo, quasi tutti sbocconcellati. Sono molto belli, nessuno letto dall’inizio alla fine, qualcuno letto in più punti. Una modalità frammentaria, leggo solo fino al punto in cui trovo spunti su cui rifletterò per anni, lettura a mosaico.
Quindi eccoci qui, con quelli che hanno superato il primo step di lettura. Una lettura ad ostacoli, potete abbandonarla quando volete, come detto… là fuori c’è pieno di letture facili, scritte con poche parole, accompagnate da foto accattivanti o schemi colorati. Non c’è nulla di male a restare sulla superficie mentre leggete e ogni 2-3 secondi qualcosa vi distrae: una notifica si cala dall’alto del telefonino o dello schermo del desktop, un allarme suona per avvisarvi che il gatto o il cane si è mosso nel salotto, poi ci sono le campanelle dei messaggi su WhatsApp o magari Telegram, vi viene in mente che dovete sentire quella persona, quell’amico per mettervi d’accordo per andare a vedere quella mostra o per un aperitivo, andare al mare, il costume è da lavare. Quando viene la donna delle pulizie, lo specchio del bagno è da far lavare. Attorno a voi ci sono oggetti che parlano anche senza essere connessi in rete e ci sono oggetti che parlano perché sono connessi in rete. Il frigorifero segnala le scadenze, il condizionatore della casa in montagna da programmare per quando arriverete, attenzione a non confondervi con la stufa a pellet, siamo a luglio, è l’estate più calda di sempre. Le vaccinazioni per andare in vacanza le hai fatte al cane, duravano 3 anni?* Ti alzi, vai a cercare il libretto, nel percorso verso la libreria dove tieni i documenti del cane vedi una penna lasciata fuori posto sul tavolo, cerchi il cappuccio per chiuderla e metterla nel porta penne, che è a forma di tazza e ti ricordi che è meglio bere. Prendi un bicchiere, lo sciacqui, tanto è il tuo quello che usi sempre, l’acqua è nel frigo, e quando stai per aprirlo ti ricordi del libretto del cane ma anche della porta dell’auto che funziona bene ma è da portare a far benzina e controllare la pressione dei pneumatici. Quando dovevi far girare le gomme? ogni 10.000 km? Suona il telefono e arriva la notifica sulla e-mail che è arrivata la fattura di cortesia senza alcun valore fiscale, dato che quella giusta la troverai già nel tuo cassetto fiscale. E la password dello SPID? Dove l’hai messa? È una password che ha un significato per te, è 1 2 3… oppure quelle astruse che il telefono ti suggerisce e poi non vengono però registrate su tutti i tuoi dispositivi, ce n’è sempre uno che rimane indietro e proprio quando ti serve, su quel dispositivo non ce l’hai. Devi chiederne un’altra, cambiare quella dello SPID ti servirà una mezza mattina. E questo scritto rimane qui, forse te ne sei anche dimenticato, ma non volevi bere acqua fresca? Perché hai messo il porta penne in frigorifero? Non te lo ricordi? Il frigorifero ti ha appena notificato che c’è un porta penne senza scadenza accanto al barattolo dei sottolio che avevi preso al supermercato per fare l’insalata di riso da portare al mare, mentre al supermercato eri andata o… più facilmente andato per prendere una penna nuova, dato che quella di prima si era seccata restando senza cappuccio sul tavolo sotto il sole.
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* Si
disordinato, tra pensieri che si accavallano e notifiche che non danno tregua, ci ritroviamo a fare acrobazie mentali. Un po’ come un numero di giocoleria con le idee, cercando di tenere tutto in aria senza far cadere nulla. Potrebbe assomigliare alla pratica psicoanalitica dell’associazione libera di idee, a parte la differenza appariscente tra effettuarla sdraiati su un lettino degli anni ’20 rigonfio di belle époque o girando in mutande per casa, la differenza maggiore è che nella libera associazione di idee di Freudiana paternità … è libera e ci proietta dentro, mentre girando in mutande per casa, con lo spazzolino in mano e il telecomando del garage nell’altra, l’associazione è assolutamente condizionata dai fattori esterni. Siamo agiti da oggetti esterni che vivono attraverso di noi. A volte verrebbe voglia di girare per casa a occhi chiusi per fuggire dai richiami sonori o non verbali dei tanti oggetti che ti circondano. Il pensiero, il nostro, quello umano per intenderci, ha sempre fame di qualcosa da penetrare, circuire, analizzare. Una caratteristica presente dalla nascita del pensiero stesso. Tralasciamo che per me la mente non è detto che sia un prodotto dell’esistenza del cervello; sono incuriosito da teorie di mente non locale (David Bohm tra altri di rilievo) che vedono il nostro cervello più come un lettore. E magari questa lettura della mente non locale viene fatta non solo in senso cognitivo razionale, ma anche sensitivo astratto, quanto anche questa modalità è lecita a funzionare. Il motore cognitivo razionale è continuamente sollecitato, tanto da togliere spazio sul palcoscenico a ogni altra componente. Eppure l’opera è scritta per almeno due attori o meglio quattro: due voci, il silenzio e la sinfonia armonica dei tre elementi sapientemente accordati. Certo, difficile farne esperienza se tutto attorno a noi, ogni oggetto reclama un frammento della nostra attenzione.
Attenzione e riposo. Sono due degli elementi che rendono la vita viva, restituiscono a noi la vita come esperienza attiva. E invece siamo vissuti e attivati da oggetti esterni, ma anche costrutti interni, oggetti che occupano spazio e risorse nella nostra percepita interiorità. Disattenti e frenetici. E cosa c’entra con il mondo degli altri animali? O anche delle piante, sebbene per le loro dimensioni temporali diverse, fanno meno esperienza dell’interazione con noi. Prosegui e te lo racconto o meglio ti racconto come puoi fare per sperimentare il nesso.
Ho letto e ascoltato libri con soluzioni eleganti e in qualche modo facili per migliorare se stessi, ho però visto che la via che ha un senso è molto meno facile di quella di questi libri, che incuriosiscono, ammaliano e funzionano per un po’ di tempo, anche qualche mese, ma poi ricadi sempre nelle solite abitudini, se non ne acquisisci di peggiori. Non so se è così anche per voi.
Diventi bravo (o brava) a gestire il multitasking, ma se guardi il tuo gatto, quello che vive con te, o anche il cane, qualsiasi animale, ti accorgi che loro non vivono in modalità multitasking. Fare molte cose in contemporanea è davvero un risparmio di tempo? C’è una bella differenza tra scegliere cosa fare e cosa non fare in modalità multitasking, magari in momenti particolari della giornata o della vita, ed essere violentati da richieste attivate da richiami e oggetti esterni continuamente in ogni momento della giornata. In una parola, essere vissuti.
Non sei tu che poni attenzione in qualcosa, ma più cose si contendono la tua attenzione;
Viviamo ogni giorno nel costante, irresistibile e ipnotico canto delle sirene di Ulisse.
Una situazione da me vissuta diverse volte, forse è capitato anche a voi.
Partecipando a ritiri di meditazione o a corsi simili, durante gli esercizi, chi guida invita a chiudere gli occhi, concentrarti sul respiro e osservare i pensieri che arrivano senza cercare di modificarli o trattenerli, semplicemente lasciandoli scorrere. Dopo un periodo di tempo che può sembrare breve, il conduttore, presupponendo che i partecipanti abbiano svuotato la mente, passa alla fase successiva dell’esercizio. Potrebbe invitare a emettere suoni, fare visualizzazioni guidate o muoversi, con l’idea che la mente sia stata liberata dai pensieri con pochi respiri profondi e l’invito a non essere troppo severi con se stessi.
Quando l’esercizio finisce, è comune che i partecipanti condividano le loro esperienze; ogni racconto ha sicuramente un valore personale, questo è fuori discussione. Tuttavia, sono proprio sicuro di essere riuscito a spegnere il motore del pensiero?
Così ho iniziato a cercare una strada, un preambolo granulare, il mattoncino iniziale, quello scalino che troppo spesso mi sono sentito di dover saltare per arrivare in tempo alla parte centrale di un esercizio. Quando ti fermi e lasci che il tempo rallenti attorno a te, assapori una legge fondamentale, intima. Puoi sempre permetterti di fermarti e guardarti intorno. Sempre.
mi impossesso di 2 minuti di tempo
chiudo gli occhi
conto ogni pensiero che emerge
Allora, questa è la fase in cui inizio a parlare dell’esercizio, della consapevolezza e del conteggio dei pensieri che vengono messi, che nascono, così. Quando fai questo esercizio in cui osservi quanti pensieri emergono spontaneamente, hai gli occhi chiusi, per cui non ricevi una stimolazione dall’ambiente esterno e questo dovrebbe rendere il flusso più facilmente controllabile o, più che altro, più facilmente contabile. Una cosa di cui potresti renderti conto è una certa ripetitività dei pensieri. Nel senso che si tratta comunque di una situazione artificiale, artificiosa, che non è quella che avviene naturalmente, per cui c’è una serie di pensieri in cui, non scherzo, magari ti rendi conto che anche numerarli è un pensiero. Oppure, mentre emergono e tu li conti, pensi che sei anche soddisfatto di essere riuscito a vedere questo pensiero. Magari a volte sono dei pensieri molto brevi, come dei piccoli lampi, e quando te ne rendi conto, hai anche il pensiero che sei soddisfatto di aver notato questo pensiero fugace.
Una cosa che noti generalmente è anche che i pensieri emergono su un campo tridimensionale, nel senso che non è un semplice schermo in cui, dal rumore di fondo, improvvisamente si condensa un oggetto, un’immagine, un pensiero. Anzi, è più come una scatola tridimensionale in cui ci sono questi diversi livelli. Ci sono pensieri anche abbastanza lunghi che possono riguardare qualche evento che, come si direbbe nella psicoterapia della Gestalt, è in figura in quel momento. Come direbbero gli psicanalisti, ha un pensiero che ha molta energia in quel momento – diciamo gli psicanalisti fino a qualche decennio fa – e per cui riesce a emergere da quel rumore di fondo che forse è il subconscio o l’inconscio, chissà.
Potresti notare che ogni tanto compaiono, in contemporanea ad altri, delle piccole sensazioni, come delle sensazioni che richiamano delle cose che hai già vissuto, senza andare nella precisione. Queste cose che hai già vissuto sono lì da qualche parte: può essere una striscia di colore, veramente una cosa minima, oppure un ricordo di un gusto, un ricordo di un suono, un ricordo di una sensazione. È anche lì qualcosa che comunque si affaccia su questo palcoscenico tridimensionale.
Quello che stai facendo lì non è cercare di controllarli o annullarli. Stai semplicemente, per modo di dire, portando una consapevolezza: la consapevolezza di come accade che nella tua mente emergano pensieri. Perché questa cosa è come una fontana lasciata aperta; sono processi spontanei. È un processo spontaneo che in realtà non è naturale. È come se questa fontana, in un momento della tua vita, ti fossi dimenticato di chiudere il rubinetto, e adesso è passato così tanto tempo che non sai neanche che esiste un rubinetto.
L’esercizio di per sé è molto semplice. Mi metto da qualche parte, dove posso essere tranquillo e sostanzialmente non essere troppo disturbato. Ci possono essere rumori di fondo, come no, basta che siano costanti. Così come è possibile farlo davanti allo specchio, guardandosi nello specchio mentre ci si lava i denti. In questo caso, tieni conto che avrai dei pensieri sul lavarsi i denti, sui denti stessi, su di te e sullo specchio. Non è un esercizio che viene fatto con la finalità di chiudere il pensiero, ma di osservare.
Normalmente, la cosa sorprendente quando ti lavi i denti non è che ti stai lavando i denti, ovviamente. La cosa sorprendente è che non fai pensieri solo su quello, anche se sai che sei lì per fare l’esercizio di contare i pensieri che emergono. Ti arrivano pensieri che non c’entrano nulla con lo spazzolino, i denti, lo specchio o la tua immagine. Vedrai che ci sono cose con più energia, quindi prevalenti, che stai pescando dalla realtà prossima che ti circonda. Però anche lì, in questa maglia del pensiero che abbiamo detto essere tridimensionale, ne sbucca ogni tanto qualcun altro che non c’entra nulla. Ci sono chiaramente anche i pensieri che ti ricordano che stai facendo un esercizio, ma quelli li avresti comunque.
Vedi, questo esercizio io cercherei di farlo ogni giorno per due minuti, che, come potrebbe dirti qualsiasi insegnante, non sono poi così tanti. Di fatto è vero, io stesso ne butto via di minuti abbondanti non facendo assolutamente nulla ed è inutile pensare di poter raggiungere un qualsiasi livello di esistenza senza una pratica di almeno due minuti al giorno. Comunque, dicevo, non voglio allungare il brodo: l’esercizio è semplice. Ti metti da qualche parte dove possibilmente non vieni disturbato, o comunque magari sai quali sono i disturbi che riceverai, così sai già che ci saranno dei pensieri per quello.
Possibilmente, soprattutto all’inizio, lo fai con gli occhi chiusi perché elimini ogni condizionamento da qualcosa che vedi all’esterno. Continuerai a sentire con le orecchie, con il naso e eventualmente anche con la pelle, ma sedando la vista si riduce già molto il flusso. Ti metti lì e a ogni pensiero che arriva tu semplicemente conti: uno, due, tre. Come fai il conteggio? È chiaro che non ci interessa tantissimo sapere che arriverai a più di 40 in meno di 40 secondi. Quello dipende dalla memoria a breve termine, però puoi usare degli stratagemmi come muovere le dita di una mano sulle falangi delle dita dell’altra, così spostandoti per numerarli. Oppure, quello che faccio io è immaginare il numero. Immagino il numero 1, il numero 5, il numero 12 e non me ne curo neanche troppo, per cui magari se prima era 12, il numero dopo potrebbe essere 14, però non sarà 24. Quindi ci può essere uno scarto, ma è tutto molto veloce.
Poi questo esercizio lo fai ogni giorno per un mese e il mese prossimo ci rivediamo qua. Il mese prossimo magari c’è una seconda parte.
Questo esercizio andrebbe percepito, andrebbe considerato come un momento, un tempo che utilizzo per conoscere me stesso in una maniera diversa dal solito. Pongo l’attenzione verso il mio interiore, il mio lato interiore. Sono due minuti in cui, in un certo modo, con l’attenzione vi prendete cura di voi stessi, di quello che succede dentro di voi, di cui siamo spesso inconsapevoli testimoni degli effetti e difficilmente testimoni delle parti che sorgono delle cause. Non sono cause profonde: come per la fuoriuscita dell’acqua, il rubinetto non è la causa profonda, la causa profonda è molto più lontana e anche più profonda. Però è un momento in cui vi permettete di rivolgere l’attenzione verso quello che succede.
E cosa c’entra con il tuo rapporto, con la tua relazione con gli animali? Non voglio andare nel dettaglio, però diciamo che il cervello dell’animale, o meglio la mente, il pensare, la sua capacità di lettura della mente è in qualche modo molto più ordinata, perché rimane lo spazio, rimangono degli spazi sullo sfondo, lo sfondo non è sempre condensato in qualcosa. Questo non vuol dire che sia migliore di vivere in una trottola impazzita di pensieri, un caleidoscopio continuo e spesso anche ripetitivo di pensieri. Non è detto che sia meglio, non lo so. Però, per sapere se è meglio o non è meglio, magari si può sperimentare la differenza.
Non è che il pensiero, o il pensare, sia qualcosa di sbagliato come diverse tradizioni filosofiche e religioso-spirituali spesso sostengono, anche quelle moderne. Il pensiero e il pensare non è un’attività sbagliata. Per riuscire ad utilizzarla e padroneggiarla, prima di tutto bisogna conoscerla.
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